Novak  Đoković vince il quinto Australian Open in carriera

battendo in finale britannico Andy Murray per 7-6  6-7  6-3  6-0. Oggi ha vinto il suo quinto Australian Open, il suo ottavo Slam – uno in più di John McEnroe, gli stessi di Connors, Lendl, Rosewall… – il suo primo da papà.

2015 Australian Open - Day 14

Novak  è un tennista veloce e silenzioso, ha muscoli leggeri, picchia forte e odia il glutine.  E’ il prototipo dell’atleta perfetto. Đoković non era forse al massimo, ma quando la sua determinazione pianta in un match, raramente molla la presa. Per dargli battaglia vera servirebbero un Nadal in forma, un Federer ispirato. Chi sia il migliore a questo gioco, oggi non è in dubbio.

“Ci sono stati molti punti determinanti nel match” dichiara Nole in conferenza stampa. “Sapevamo, così come tutti, che sarebbe stata una grande battaglia. E’ stata una partita molto simile alla finale degli Australian Open 2013, quando avevamo giocato due set sopra le due ore. E’ stato un match molto fisico, molto faticoso. Ho avuto una crisi alla fine del secondo parziale, e anche all’inizio del terzo set. Mi sentivo esausto e ho avuto bisogno di ricaricare le batterie”, afferma Nole, “Ho cominciato a colpire la palla in modo più aggressivo, venendo a rete e accorciando i punti. Ho ottenuto un break importante nel terzo set sullo 0-2 per lui. Da lì sono rientrato nel match mentalmente. E’ stata una partita da gatto e topo, con continue variazioni: spin, slice, droposhot”.

E’ stato un match caratterizzato da emozioni e da un sacco di tensione, è stato difficile tenere la concentrazione al 100%. C’è stata quella interruzione per invasione di campo quando ero avanti un set e un break. Da lì ha cominciato ad essere più aggressivo. Non ho sofferto di crampi, non ho chiamato il trainer perchè non ne avevo motivo. Ero soltanto stanco. Non ho vissuto una situazione simile nella mia carriera. Così come nella finale del 2013 qui a Melbourne, non volevo arrendermi vista l’importanza del momento. Credevo di poter trovare la restante energia che necessitavo per tornare nel match”.

“Non ho sofferto di disidratazione. Sono molto attento nel mangiare, nel bere… i due set mi hanno semplicemente tolto energia. Se sono i postumi del virus preso ad Abu Dhabi? Non lo so, è passato tempo. L’ultima settimana di allenamenti l’ho sfruttata più per recuperare che per altro. Non ho notato se Andy si fosse distratto. Se è stato un match simile come quello contro Wawrinka? Sono giocatori diversi, ma credo di aver giocato meglio oggi”.

Cosa significa per lui questo titolo: “Ha un significato e un valore maggiore, perchè sono un marito e un padre. E’ il primo titolo Slam che vinco da padre e marito. Mi sento molto orgoglioso e pieno di energia. Cerco di stare sulla giusta strada e di godere di questa mia parte di carriera, dove sto giocando al mio meglio. Ecco perchè gioco a tennis. Vincere grandi titoli, giocare anche per la gente che mi sta intorno… so quanti sacrifici hanno fatto nella mia carriera, perciò ora cerco di ringraziarli”.

un estate a Κρήτη

Appena arrivati a Chania ci diressimo verso altopiano Λασίθι (Lasithi) seguendo la via lungo il mare e con la luce della sera ci aventurammo entroterra, lontano dall’affollamento dei turisti. Questa foto fu scattata tra due piccoli posti, entrambi incantevoli e pittoreschi: Μοχός (Mochos) e Κρασί (Krassi).

campo di grano ANT

All’ombra di un vecchio noce, proprio a Κρασί (Krassi), gustammo le pietanze della Taverna ‘Kares’, il più bel posticino che avemmo avuto fortuna di trovare. La gentilezza di Maria e la qualità e genuinità delle pietanze furono per noi ineguagliabili in tutta Creta; bensì nei giorni che seguirono, trovammo tanta gente che ci servì con tanta passione offrendoci loro specialità locali, questa è taverna che sarà una delle nostre fermate quando di nuovo torneremo a Κρήτη (Creta).

antipasti tipici greci, melone con yogurt greco e canditi, καταΐφι (kataifi)

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Nella cittadina Κρασί (Krasi), trovammo lungo la strada questa piccola καφενεíο (kafenio) piena di colori… Nonché un albero antico, dicono, un contemporaneo di Cristo.

platano a Krasi ANT

Lungo il viaggio verso Φραγκοκάστελλο (Frangokastello), facemmo una piccola pausa nel ristorantino tipico locale ad Ayía Galíni (Agia Galini) per gustare μουσακάς (moussakà), σουβλάκια (souvlaki) e altre specialità greche.

piccola chiesetta ortodossa in viaggio tra Ίστρο (Istro) e Μάταλα (Matala)

Μάταλα (Matala) e un bagno rinfrescante a Καλαμάκι (Kalamaki)

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(il reportage continua prossimamente…)

Albero Genealogico

Dopo mesi di ricerche con aiuto dei familiari, Archivio dello Stato e internet, ecco la prima bozza di tutto quello che sono riuscita fino ad oggi a raccogliere. Nell’albero in questo momento sono  presenti più di 250 persone, ma qui ho voluto presentare solo la famiglia più vicina nonché i miei diretti antenati.

La ricerca continua…  : )

Sixto Rodríguez

Cantautore americano che per 20 anni ha fatto il muratore a Detroit mentre in Sud Africa era un mito e le sue canzoni davano spinta alle lotte anti apartheid.

Амерички кантаутор који је 20 година радио као зидар у Детроиту док је за то време време у Јужној Африци био мит и његове песме давале прилог у борби против апартхејда.

American singer-songwriter who for 20 years has been a bricklayer in Detroit while in South Africa was a myth and his songs gave thrust to the anti-apartheid struggle.

(click on the photo to hear ”Sugar Man”)

Sixto

Sixto Diaz Rodriguez, 72 anni, da Detroit, “Sugar man”, soprannome che gli viene da una delle sue canzoni più belle e più dure, non ha mai dimenticato come si fa a raccontare i disoccupati, i senzatetto, i tossicomani ai quali però il destino non ha tolto ancora la forza di sperare e di battersi per i propri diritti e cambiare qualcosa, a cominciare dalla propria vita. Persone condannate a stare ai margini ma che ogni mattina si svegliano convinte che anche un sogno o un amore possano diventare realtà, un giorno. Sono le anime inquiete di una working class che talvolta si accorge di avere in casa un piccolo grande eroe. Come Rodriguez, appunto, musicista che si sta riprendendo – adesso che è quasi cieco a causa di un glaucoma – una parte di quello che il destino gli ha sottratto. Sì, perché lui, nato da una famiglia operaia – padre immigrato messicano e madre nativa americana – ha alle spalle una vita che a raccontarla non sembra vera: è il primo artista ad essere stato una star a sua insaputa. Per decenni.

(click on the photo to see the trailer of  ”Searching for Sugar Man”)

Sixto Rodriguez

maratona di lettura a Feltre

Quest’anno è stata dedicata ad Andrea Vitali, scrittore-medico di Bellano, uno degli autori più letti dagli utenti del polo bibliotecario feltrino.

L’appuntamento era il sabato 24 maggio, dall’alba al tramonto.

In poche parole, una meravigliosa giornata, che si è conclusa con una serata indimenticabile con lo stesso scrittore. Un immenso grazie ad Andrea Vitali.

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ne prendiamo atto… e vinciamo poi

andiamo avanti… ad informare i disinformati.

Forza M5S !!!

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SCONFITTA 5 STELLE, PARLA DARIO FO

Se a un certo punto arriva un outsider della politica e fa quel che ha fatto Matteo Renzi e poi ottiene questo successo incredibile, direi che è l’ora di mettersi serenamente l’animo in pace. Da segretario del Pd e da presidente del Consiglio ha messo in fila una serie innumerevole di promesse. Quante ne ha mantenute? Ci piacciono i venditori. E proviamo questo grandissimo piacere nell’essere truffati.” Lo afferma Dario Fo in un’intervista a Repubblica.

” Beppe Grillo forse a volte ha estremizzato toni e concetti, ma quanto può aver spostato qualche errore? Nulla. Siamo di fronte alla scelta di una nazione che non ha il coraggio di fare scelte di rottura e a cui piace la menzogna. Il M5S non è la rivoluzione ma la trasformazione, mentre Renzi rappresenta l’usato sicuro, la vecchia sicurezza della pancia moderata dell’Italia ”
” Sono deluso non per me stesso, ma perchè penso all’Italia. Perché vorrei vedere un cambiamento vero e non di facciata, con gli spot ”, prosegue Fo, che auspica  ”un avvicinamento della lista Tsipras con i Cinque Stelle. Non so se un fronte del genere sia sufficiente per fare un’opposizione forte in Italia e in Europa, ma le convergenze sul programma per me ci sono tutte. Però adesso è cambiato tutto l’assetto, la nuova Dc è troppo forte. Moriremo democristiani, ecco la sostanza ”.

ti saluto papà…

jesenjin

 

”Ne dozivam, ne žalim, ne plačem”

Ne dozivam, ne žalim, ne plačem,
Sve će proći k’o behara kad.
Suvim zlatom venjenja označen,
Nikad više neću biti mlad.

Nećeš više treptati k’o ptica,
Srce ludo, oprljeno mrazom.
Ni zemlja me brezinoga cica
Bosog neće namamiti stazom.

Duše skitnje! Sve je manje mena,
Sve mi ređe plamen usta rudi.
O, svežino moja izgubljena,
Oči bujne, preplavljene grudi.

Želje štedim k’o tvrdica zlato.
Moj živote, beše li tek san?
Ko na rujnom da projurih atu
U proleće, kada sviće dan.

Lišća bakar tiho kaplje s klena.
Sve je trošno, plot u prah nam gre…
Navek nek’ je tvar blagoslovena
Koja dođe da cvate i mre.

Sergej A. Jesenjin (1922)

 

“Non ho rimpianti, né parole, né lacrime”

Non ho rimpianti, né parole, né lacrime.
Tutto passerà, come la nebbia dai rami bianchi del melo.
Appassito in una decadenza dorata
mai più io sarò giovane.

Anche il mio cuore toccato dal gelo
ha smesso di battere come una volta.
E questo paese di betulle, di indiana,
più non mi attira, camminare a piedi scalzi.

Spirito vagabondo, di raro ormai
cerchi il fuoco delle mie labbra.
Dove siete, freschezza degli anni passati,
ardore degli occhi, piena impetuosa dei sensi!

Adesso, quasi, non ho desideri. Eppure vita,
che ho fatto io se non sognarti di continuo?
Era come se in un alba di primavera,
passai in fretta, cavalcando sopra un Sauro rosso.

Tutti in questo mondo sono votati alla fine.
Dolcemente intristisce il rame degli aceri…
Ma chiamiamoci dunque felici, benedetti per sempre,
d’essere nati per fiorire e morire.

Sergej A. Esenin  (1922)

che cos’è l’arte?

pensate alle emozioni che provate nel ascoltare una canzone che vi piace, nel leggere i versi del vostro poeta preferito, le pagine di un libro, oppure mentre vi trovate immobili davanti ad un quadro o una scultura. Pensate a tutto ciò che vi fa stare bene, ma anche male, a ciò che vi fa commuovere dalla gioia o piangere dalla tristezza. Pensate a queste sensazioni, mescolatele, accavallatele, lasciatele uscire, scappare, tornare, immaginatele tutte insieme, dentro di voi, fuori di voi, Voi.

Ecco, questa è Arte…

un pomeriggio d’autunno

Le foto scattate per caso, con la fortuna di aver avuto con se: la macchina fotografica, obbiettivo giusto, luce perfetta e l’autunno che stava cambiando il proprio  vestito, mettendosi addosso quello più bello… Ah, sì, dimenticavo ‘la cosa’ più importante, disponibilità di Andrea a fare il modello (impresa non facile) con tutta la sua allegria di bambino di 10 anni e tanta passione per il tennis.  🙂 🙂 🙂

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l’artista che c’è in ognuno di noi

L’ARTISTA CHE C’E’ IN OGNUNO DI NOI

La nostra parte creativa è spesso quella che proprio più viene trascurata. Iniziare a riconoscere e nutrire l’artista che c’è dentro di noi veramente può cambiarci la vita. E’ un percorso, spesso minato dalla sfiducia, ma che conduce alla gioia nel vedere i propri sogni realizzarsi.

I bambini piccoli sono intensamente creativi. Crescendo, purtroppo diminuisce il tempo e lo spazio dedicato all’arte, fino ad arrivare all’età adulta, quando non si ritrova più la capacità e l’entusiasmo di creare. Tranne rare eccezioni, chi non fa un lavoro creativo dedica poco spazio al proprio artista interno in quanto: il lavoro creativo non produce denaro (per il momento), pensiamo di non avere il diritto di esprimerci, e alla fine finiamo a convincerci che non siamo nemmeno capaci.

Eppure si sente la mancanza di avere uno spazio libero in cui fare fluire i propri sogni, emerge spesso come ammirazione verso qualcuno (magari un regista, un’attrice, una scrittrice, un pittore…), oppure come una sensazione di impoverimento, di schiacciamento in un ruolo di automatici esecutori del monotono quotidiano.

Ma il pensiero di diventare creatori, in qualche misura, implica subito l’idea di non averne il diritto, il talento, la possibilità. La vera sconsolazione è il giudizio, la critica, l’auto-mortificazione, che azzera ogni partenza.

Individuare i nemici della creatività serve a tenerli a bada. Investire sul proprio artista interiore significa ignorare proprio queste voci che ribadiscono che non abbiamo il tempo, ne i soldi, che ormai è tardi, che non saremo mai capaci, ecc. Ci vuole uno spazio protetto nella nostra mente e nella nostra giornata in cui ascoltare e nutrire la parte creativa; tutti ne possediamo una, si tratta di liberare un canale, sbloccare un flusso che poi diventa spontaneo e si esprime nel modo che ciascuno sceglie, o che gli è congeniale: scrivere, cucinare, dipingere o cucire. Ci vuole amorevolezza e fiducia per passare all’azione: iscriversi ad un corso, prendere la penna ed usarla ogni giorno, trovarsi uno studio. Il coraggio di superare mille attacchi interni ed esterni, per sentire in cambio la gioia di sorprendersi, di vedere dileguare limiti imposti.

Qualche anno fa, sono riuscita a trovare e liberare quella parte creativa dentro di me, mi sono iscritta ad un corso di pittura che ho sempre desiderato, ho preso i pennelli ed ho iniziato ad usarli spesso; ho iniziato ad esplorare un mondo nuovo, sprigionandomi dalle catene della quotidianità che mi legavano e ho scoperto, strada andando, un mondo meraviglioso che, come ho capito, c’è sempre stato dentro di me, ma per troppo tempo soffocato e trascurato.

Invito tutti gli appassionati d’arte a seguirmi nel mio mondo fatto di luci e colori, auguro a tutti una piacevole esplorazione e un caldo l’augurio che ognuno di voi ritrovi il proprio artista dentro di se…